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Kids Act, il Parlamento europeo avvia l'esame: stop ai social sotto i 13 anni

Il 10 novembre la Commissione presenta il Kids Act agli eurodeputati della commissione IMCO. Niente social sotto i 13 anni, mini account con un'ora al giorno tra 13 e 14, autonomia dai 15.

Ragazzo con i capelli ricci che guarda lo schermo di uno smartphone

Martedì 10 novembre il Kids Act, la proposta europea sulla sicurezza dei minori online, arriva per la prima volta in una commissione del Parlamento europeo. La Commissione Ue presenterà il testo alla commissione Mercato interno e protezione dei consumatori (IMCO): in calendario ci sono la presentazione e un primo confronto con gli eurodeputati, senza votazioni.

La proposta era stata presentata il 17 settembre dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. Non è ancora legge: Parlamento e Consiglio dovranno esaminarla, negoziare e approvare un testo finale.

Cosa prevede per i ragazzi

Il cuore del regolamento è un accesso graduale ai social network e alle piattaforme di condivisione video, in base all'età:

  • sotto i 13 anni niente account sui social; restano possibili i servizi video pensati per i bambini, con un profilo gestito da un genitore o tutore;
  • tra 13 e 14 anni un "mini account" creato e gestito dal genitore, con funzioni ridotte, contatti limitati e un tetto di un'ora di utilizzo al giorno;
  • dai 15 anni i ragazzi possono aprire e gestire da soli il proprio profilo.

L'età andrebbe verificata al momento dell'apertura dell'account con strumenti che tutelano la privacy. La Commissione cita come esempio l'app europea di verifica dell'età, che non conserva documenti d'identità né dati biometrici.

Sicurezza by design

Per tutti i servizi usati dai minori, compresi videogiochi online e chatbot di intelligenza artificiale, il testo chiede protezioni attive per impostazione predefinita: limiti allo scorrimento infinito, ai meccanismi di ricompensa e alle notifiche nelle ore notturne, profili privati e strumenti semplici per bloccare o silenziare altri utenti. Assistenti e "compagni" virtuali basati sull'IA dovrebbero essere disattivati di default.

Cambia anche l'onere della prova: saranno le grandi piattaforme a dover dimostrare che i loro servizi sono sicuri e adatti all'età, non le autorità a dover provare il contrario.

Per le famiglie, quindi, nulla cambia nell'immediato. I tempi di approvazione e di entrata in vigore dipenderanno dal negoziato tra le istituzioni europee.

Fonti: Commissione europea, ANSA, Byte

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