Il tetto del 30% di alunni stranieri nelle prime classi, previsto dal decreto-legge sulla scuola approvato dal governo a settembre, è al centro di un confronto tra Roma e Bruxelles. Nei primi giorni di novembre la Commissione europea ha ricordato i principi dei trattati, il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha confermato che il governo andrà avanti, e il 5 novembre un portavoce della Commissione ha precisato che non è stata avviata alcuna azione contro l'Italia.
Cosa prevede il decreto
Secondo quanto riportato dalla stampa, il limite riguarda la composizione delle classi prime. Alla primaria rientrano nel conteggio gli alunni con cittadinanza non italiana non nati in Italia o che non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell'infanzia; alle medie e alle superiori, gli studenti stranieri che non hanno completato con esito positivo almeno tre anni nel sistema scolastico italiano.
Le nuove regole sulla formazione delle prime classi si applicheranno dall'anno scolastico 2027/2028, mentre per il 2026/2027 il limite riguarda i nuovi inserimenti in classi già formate. Se la soglia viene superata, gli uffici scolastici territoriali distribuiscono gli alunni tra istituti vicini, tenendo conto della distanza da casa e delle esigenze delle famiglie. Il decreto, in vigore dal 1° ottobre, deve ancora essere convertito in legge dal Parlamento.
Le posizioni
Rispondendo a un'interrogazione di eurodeputati del Pd, la vicepresidente esecutiva della Commissione Roxana Mînzatu ha ricordato che i trattati vietano la discriminazione in base alla nazionalità, diretta e indiretta, e che le deroghe vanno interpretate in modo restrittivo; la Commissione, ha aggiunto, seguirà gli sviluppi.
Valditara ha replicato che «il problema non esiste» e che il governo «va avanti senza esitazioni»: secondo il ministro la norma favorisce l'integrazione perché riguarda chi non conosce la lingua italiana. Il Pd ha chiesto il ritiro del decreto, mentre esponenti della maggioranza sostengono che non introduca discriminazioni basate sulla cittadinanza.
Il 5 novembre un portavoce della Commissione ha chiarito che Bruxelles non ha intrapreso azioni nei confronti del governo italiano e non commenterà un decreto non ancora convertito in legge, ricordando che gli Stati membri organizzano liberamente i propri sistemi educativi nel rispetto del diritto dell'Unione.
Per le famiglie non cambia nulla nell'immediato: il testo definitivo dipenderà dall'esame parlamentare.
Fonti: ANSA, Euronews, ANSA Europa





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