Compiti

Compiti a casa: regole, tempi giusti e come aiutare i figli

Cosa prevedono davvero le indicazioni ministeriali sui compiti a casa, quanto tempo è ragionevole per età e come i genitori possono aiutare senza fare i compiti al posto dei figli.

Bambino con gli occhiali che fa i compiti a casa scrivendo su un quaderno alla scrivania
Indice
  1. Chi decide i compiti a casa: l'autonomia dei docenti
  2. Le indicazioni ministeriali più recenti
  3. "Compiti aboliti"? Cosa c'è di vero
  4. Quanto tempo è ragionevole per età
  5. Come aiutare senza fare i compiti al posto dei figli
  6. Una routine pomeridiana che funziona
  7. Domande frequenti

I compiti a casa accompagnano quasi ogni pomeriggio delle famiglie con figli tra i 6 e i 18 anni, e spesso sono anche fonte di discussioni: quanti sono troppi, chi decide, che cosa può fare un genitore senza sostituirsi al figlio? In questa guida la redazione ha messo in fila ciò che dicono davvero le indicazioni del Ministero dell'Istruzione e del Merito, che cosa emerge dalle ricerche sul tempo di studio e come organizzare una routine pomeridiana più serena.

Chi decide i compiti a casa: l'autonomia dei docenti

In Italia non esiste una legge che stabilisca quanti compiti assegnare o quanto tempo debbano richiedere. La scelta spetta ai docenti, nell'ambito dell'autonomia didattica delle scuole prevista dal DPR 275/1999. È proprio questo il motivo per cui, quando il Ministero interviene sul tema, lo fa con note e raccomandazioni rivolte ai dirigenti scolastici, non con divieti o tetti orari fissati per legge.

Lo spiega chiaramente la lettera del ministro Valditara del 28 aprile 2025, intitolata "Assegnazione delle verifiche in classe e dei compiti da svolgere a casa": richiamando l'autonomia dei docenti, il testo chiede che verifiche e compiti siano pianificati con cura, tenendo conto di quanto già assegnato dai colleghi del consiglio di classe, per evitare di concentrare nello stesso giorno prove in classe e studio pomeridiano.

Le indicazioni ministeriali più recenti

Negli ultimi anni le indicazioni nazionali si sono concentrate soprattutto sul "quando" e sul "come" assegnare i compiti, più che sul "quanto". Ecco i passaggi principali.

  • Dicembre 2018: l'allora ministro Marco Bussetti invitò docenti e scuole a ridurre i compiti durante le vacanze di Natale, per lasciare più tempo al riposo e alla famiglia. Era un invito, non un obbligo, e divise il mondo della scuola.
  • 28 aprile 2025: la lettera ministeriale chiede di evitare di inserire i compiti sul registro elettronico in serata per il giorno successivo, di assegnarli durante la lezione e non all'ultimo momento, di annotarli anche sul diario (soprattutto nel primo ciclo) e di curare il carico in vista dei giorni festivi.
  • 28 settembre 2026: una nuova nota per l'anno scolastico 2026/2027, indirizzata alle scuole del primo ciclo (primaria e secondaria di primo grado), indica che i compiti vanno assegnati entro il termine dell'orario delle lezioni e chiede di evitare inserimenti sul registro nel tardo pomeriggio, la sera o nel fine settimana.

Secondo quanto riportato da Sky TG24, la nota di settembre 2026 chiede ai dirigenti di garantire l'uso del diario cartaceo accanto al registro elettronico, di programmare collegialmente le verifiche per evitare di concentrare più prove nella stessa giornata e di avviare nei collegi dei docenti una riflessione basata su ragionevolezza, equità e proporzionalità. Le scuole possono inserire questi principi nel Patto educativo di corresponsabilità e nel Regolamento d'istituto.

"Compiti aboliti"? Cosa c'è di vero

Ogni volta che il Ministero pubblica una nota sul tema, circolano titoli come "stop ai compiti" o "compiti aboliti". Non è così. Né la lettera del 2025 né la nota del 2026 aboliscono i compiti a casa: anzi, nella nota del 2026 il ministro li definisce uno strumento importante per consolidare gli apprendimenti, chiedendo però che siano assegnati con equilibrio, nei tempi giusti e senza carichi eccessivi.

In sintesi, ciò che cambia riguarda l'organizzazione: compiti dati in classe e scritti sul diario, niente comunicazioni dell'ultimo minuto sul registro, verifiche distribuite durante la settimana. La quantità resta una decisione dei docenti e del consiglio di classe.

Quanto tempo è ragionevole per età

Non esistono soglie ufficiali italiane, ma la ricerca internazionale offre qualche riferimento utile. Una sintesi di studi del professor Harris Cooper, presentata dalla Duke University, ha trovato che il rapporto tra compiti e risultati è molto più forte dalla prima media in su che alla primaria, e che per gli studenti degli ultimi anni delle superiori oltre circa due ore di compiti non si associano a risultati migliori. Cooper considera coerente con i dati la cosiddetta "regola dei 10 minuti": circa 10 minuti in più per ogni anno di scuola.

Anche l'OCSE va nella stessa direzione. Secondo il rapporto PISA in Focus n. 46, nel 2012 i quindicenni dei Paesi OCSE dedicavano ai compiti in media poco meno di 5 ore a settimana (5,9 nel 2003), e l'Italia era tra i Paesi con 7 ore o più. I dati PISA 2009 indicano che oltre circa 4 ore settimanali il tempo aggiuntivo ha un effetto trascurabile sui risultati.

La tabella che segue applica in modo indicativo la regola dei 10 minuti al percorso scolastico italiano. Non è una norma, ma un ordine di grandezza da usare per capire se il carico è fuori scala.

ClasseAnni di scuolaTempo indicativo al giorno
1ª e 2ª primaria1-210-20 minuti
3ª-5ª primaria3-530-50 minuti
Secondaria di primo grado6-860-80 minuti
Secondaria di secondo grado9-1390-120 minuti, senza superare di molto le due ore

Se vostro figlio supera stabilmente questi tempi, prima di tutto osservate come lavora: distrazioni, difficoltà specifiche o un metodo poco efficace possono allungare molto i tempi. Se il carico resta eccessivo, il canale giusto è un colloquio con il coordinatore di classe.

Come aiutare senza fare i compiti al posto dei figli

Il ruolo del genitore è creare le condizioni per lavorare bene, non svolgere gli esercizi. Lo stesso rapporto OCSE ricorda che i compiti possono rafforzare le disuguaglianze tra studenti di contesti socio-economici diversi: per questo conta molto l'ambiente in cui si studia, più delle risposte giuste.

  • Uno spazio tranquillo, sempre lo stesso, con il materiale a portata di mano e il telefono lontano.
  • Domande invece di soluzioni: "Che cosa ti chiede l'esercizio?", "Dove hai trovato un esempio simile?".
  • Controllo del diario, non del quaderno riga per riga: con i più piccoli si verifica insieme che cosa c'è da fare, con i più grandi si lascia gradualmente l'organizzazione a loro.
  • Errori lasciati visibili: un compito corretto dal genitore nasconde all'insegnante dove il bambino ha bisogno di aiuto.

Consiglio: se vi accorgete che un esercizio è davvero troppo difficile, non completatelo voi. Scrivete una breve nota sul diario per l'insegnante ("ha provato ma non è riuscito a risolvere il punto 3"): è un'informazione preziosa per la scuola e insegna al figlio che chiedere aiuto è normale.

Una routine pomeridiana che funziona

La costanza aiuta più della quantità. Una routine semplice, uguale per gran parte della settimana, riduce le discussioni e rende i tempi prevedibili.

  1. Pausa dopo la scuola: merenda, movimento, un po' di tempo libero prima di aprire i libri.
  2. Piano del pomeriggio: si legge il diario e si decide l'ordine, alternando materie più impegnative e più leggere.
  3. Blocchi brevi: con i più piccoli 15-20 minuti alla volta, con i più grandi blocchi più lunghi intervallati da pause.
  4. Zaino pronto la sera prima: si controlla l'orario del giorno dopo e si prepara il materiale.
  5. Stop serale: fissate un orario oltre il quale non si studia, per proteggere il sonno.

Con le nuove indicazioni sul registro elettronico, anche i genitori possono smettere di controllarlo a tarda sera: il riferimento principale per i compiti diventa il diario, compilato in classe.

Domande frequenti

Esiste una legge che limita i compiti a casa?

No. La quantità di compiti rientra nell'autonomia didattica dei docenti. Il Ministero è intervenuto con note e raccomandazioni, soprattutto su tempi di assegnazione, uso del diario e distribuzione delle verifiche.

I compiti sono stati aboliti nel 2026?

No. La nota del 28 settembre 2026 per il primo ciclo chiede di assegnare i compiti entro la fine delle lezioni, sul diario, evitando inserimenti serali o nel fine settimana sul registro elettronico, ma non li abolisce.

Che cosa posso fare se i compiti sono troppi?

Annotate per una o due settimane quanto tempo richiedono davvero, poi chiedete un colloquio al coordinatore di classe. Le scuole possono recepire le indicazioni ministeriali nel Patto educativo di corresponsabilità e nel Regolamento d'istituto, che vale la pena consultare.

È giusto aiutare mio figlio con i compiti?

Sì, se l'aiuto consiste nell'organizzare il lavoro, incoraggiare e fare domande. Non è utile svolgere gli esercizi al suo posto o correggerli prima della consegna, perché l'insegnante perde informazioni su ciò che va ripreso.

E i compiti per le vacanze?

Anche qui decidono i docenti. La lettera ministeriale del 2025 raccomanda un'attenta organizzazione dei compiti soprattutto in concomitanza con i giorni festivi: se il carico vi sembra sproporzionato, parlatene con gli insegnanti con anticipo.

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