Salta, almeno per ora, la norma della manovra che avrebbe obbligato gli editori a vendere le versioni digitali dei libri di testo a metà prezzo. Il 4 novembre la commissione Bilancio della Camera ha chiesto lo stralcio dell'articolo 105 del disegno di legge di Bilancio 2027, insieme ad altre due disposizioni considerate di carattere ordinamentale, cioè estranee al contenuto proprio della legge di bilancio.
Che cosa prevedeva la norma
L'articolo 105 chiedeva agli editori di mettere a disposizione di studenti delle scuole e delle università una versione digitale e stampabile dei libri adottati, a un prezzo pari ad almeno il 50% in meno rispetto all'edizione cartacea. Lo studente avrebbe potuto stamparne una sola copia per uso personale e di studio, senza poterla rivendere né condividere il file.
Per le famiglie l'idea era quella di ridurre la spesa per i libri, una delle voci più pesanti dell'inizio dell'anno scolastico. Il risparmio reale, però, sarebbe dipeso anche dai costi di stampa, a carico degli studenti.
Le reazioni di editori e librai
Contro la norma si erano schierati fin da subito gli editori. Il presidente dell'Associazione Italiana Editori, Innocenzo Cipolletta, l'aveva definita "inutile e dannosa", sostenendo che il valore di un manuale non dipende solo dalla carta ma anche dal lavoro di autori e redazioni, e lamentando l'assenza di un confronto preventivo. Dopo lo stralcio, editori e librai si sono detti soddisfatti e hanno chiesto di aprire un confronto sul tema.
Critiche anche da Sil Confesercenti, secondo cui i libri digitali non sarebbero risultati più convenienti di quelli già in commercio, e da Federcartolai, per cui la norma avrebbe solo spostato il costo sulle famiglie, costrette a stampare i testi in proprio.
Cosa succede ora
Lo stralcio riguarda l'esame della manovra alla Camera, che prosegue nelle prossime settimane: il termine per gli emendamenti è fissato a martedì 17 novembre. Per l'anno scolastico in corso non cambia nulla: i libri restano quelli già adottati dalle scuole.
Fonti: ANSA, Il Fatto Quotidiano, Il Sole 24 Ore





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